Cecco Angiolieri Rime 

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ed in la cera tutto mi nascondo. 8
E buffo forte e tro di gran sospiri,
e faccio di quelle di Mongibello,
sì com el lupo che non trova carne. 11
Tutto che non mi paia bon né bello,
quel mi governa dove che mi giri:
non ho altro ridotto, ove m aitarne. 14
LXXVII
Ogne mie  ntendimento mi ricide
el non aver denari  n cavaglione,
e vivo matto com uom ch è  n pregione,
pregando Morte:  Per Di , or m uccide!- 4
E quand i n ho, tutto  l mondo mi ride,
ed ogni cosa mi va a ragione,
e son vie più ardito, ch un leone:
ben tegno folle chi da sé i divide. 8
Letteratura italiana Einaudi 51
Cecco Angiolieri - Rime
Ma s i veggio mai  l dì ch i ne raggiunga,
ben lo terrò più savio, che Merlino,
a ch i dena mi trarrà de la punga. 11
E di gavazze parrò fiorentino,
e parrammi mill anni ch i riponga,
po che m è mess a trentun l aquilino. 14
LXXVIII
In nessun modo mi poss acconciare
ad aver voglia di far masserizia:
e non averìa  l cor quella letizia,
che quando penso di volerla fare, 4
ch i non mi turbi com om novo  n mare;
e l anim entro  l core mi s affizia,
e di corrucci e d ira ho tal dovizia,
che ben ne posso vender e donare. 8
Assa potrebb om dar del cap al muro,
ma se non ven de la propia natura,
nïente vale:  n mia fede  l vi giuro. 11
E non vi paia udire cosa oscura;
che come  l sarament è stato puro,
così abb io  n mia donna ventura. 14
Letteratura italiana Einaudi 52
Cecco Angiolieri - Rime
LXXIX
Per ogni oncia dí carne che ho addosso,
e ho ben cento libre di tristizia
né non so che si sia a dir letizia:
così mia donna mi tene ad escosso. 4
Pare ch ella mi franga d osso in osso,
quando mi dice:  Fa ben massarizia,
e po ti darò denari a divizia 
anzi vorrei esser gittat a un fosso. 8
E non m è viso che sia altro inferno,
se non la massarizia maledetta;
e più mi spiace, che  l piover d inverno. 11
Ma quale è vita santa e benedetta,
secondo i gran medici di Salerno?
S tu voi star san, fa ciò che ti diletta. 14
LXXX
La stremità mi richer per figliuolo,
ed i l appello ben per madre mia;
e  ngenerato fu dal fitto duolo,
e la mia bàlia fu malinconia, 4
e le mie fasce si fur d un lenzuolo,
che volgarment ha nome riccadìa;
da la cima del capo  nfin al suolo
cosa non regna  n me che bona sia. 8
Letteratura italiana Einaudi 53
Cecco Angiolieri - Rime
Po quand i fu cresciuto, mi fu dato
per mia ristorazion moglie che garre
da anzi dì  nfin al ciel stellato; 11
e  l su garrir paion mille chitarre:
a cu la moglie muor, ben è lavato
se la ripiglia, più che non è  l Farre. 14
LXXXI
Per sì gran somma ho  mpegnate le risa,
che io non so vedere come possa
prendere modo di far la rescossa:
per più l ho  n pegno, che non monta Pisa. 4
Ed è sì forte la mia mente assisa,
che prima mi lassarei franger l ossa,
che ad un sol ghigno io facesse mossa,
tanto son dagli spiriti  n recisa. 8
L altro giorno voler mi parve,  n sogno,
un atto fare, che rider valesse:
svegliàimi; certo ancor me ne vergogno. 11
E dico fra me stesso:  Dio volesse
ch i fusse  n quello stato ch i mi pogno,
ch uccidere farìa chiunca ridesse! 14
Letteratura italiana Einaudi 54
Cecco Angiolieri - Rime
LXXXII
I ho sì poco di quel ch i vorrei,
ch i non so ch i potesse menomare;
e sì mi poss un cotal vanto dare,
che del contraro par non trovarei; 4
ché s i andass al mar, non credarei
gócciola d acqua potervi trovare:
sì ch i son oggimai  n sul montare,
ché, s i volesse, scender non potrei. 8
Però malinconia non prenderaggio,
anzi m allegrerò del mi tormento
come fa del rie tempo l om selvaggio. 11
Ma che m aiuta sol un argomento:
ch i aggio udito dire ad un om saggio
che ven un dì, che val per più di cento. 14
LXXXIII
Egli è maggior miracol, com io vivo,
cento milia cotanto, al me parere,
che non serìa veder un olivo,
che non fosse innestato, menar pere, 4
e che non serìa far bon un cattivo
sì agevolmente come si fa  l bere:
per ch ogni cosa  l dà,  l mio cor è privo
così com è l om cieco del vedere. 8
Letteratura italiana Einaudi 55
Cecco Angiolieri - Rime
Ma che m aiuta un poco di speranza,
ché ho  l me cor più umil, ca la seta:
gia mille volte serìa sotterrato! 11
Ma qualunch ora i ho più malenanza,
allor aspetto de la mia pianeta
che in ben per lëi mi serà cambiato. 14
LXXXIV
Se Die m aiuti, a le sante guagnele,
s i veggio  l dì sia  n Siena ribandito,
se dato mi fosse  n l occhio col dito
a soffrire mi parrà latt e mele. 4 [ Pobierz caÅ‚ość w formacie PDF ]

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